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Estate 2003 Raccontare il viaggio sullo stelvio passando per il Gavia. Lo ammetto mi trovo in difficoltà, non riesco e forse non posso riportare qui certe emozioni, sensazioni, ci provo, e scusatemi se sarò banale, e se vi sembrerà un discorso fuori senso, senza una logica. Ore 6.00 La sveglia. Come ogni volta che mi alzo così presto il cervello è completamente fuori fase, solo quando vedo la moto e la sento chiamarmi qualcosa scatta come un interruttore della luce, il vestirsi che sembra un rituale magico, " il guanto sinistro sempre prima del destro se no...la sfiga mi perseguiterà", mi ripeto, ed ecco che involontariamente metto prima il destro, Merda!!, ma chissà perchè messo il casco già mi sono dimenticato della scaramanzia. La brezza mattutina nonostante l'estate torrida è fresca e piacevole da sentire, ma il pensiero è già là, per strada non incontro nessuno fino all'altezza dell'outlet di Albano S.Alessandro, qui incrocio le prime automobili ma soprattutto i primi camion, io non sò voi ma li odio i camion, con loro non ho una giusta visuale della strada e questo mi dà fastidio. La strada scorre via senza problemi. Il contachilometri parziale segna 215 è ora di fare benzina, 10 euro ad un self service. In meno di un ora sono a Ponte di Legno e da lì, il Gavia, la brezza si trasforma in un aria piuttosto fresca, cioè fredda, ma si sopporta tutto, e il cielo terso, un azzurro incredibile, le poche nuvole bianchissime quasi sembrano chiedere scusa per il disturbo, le quantità immense di cacche di mucca, mi fanno compagnia, tutto fa parte dello spettacolo. Quello che più mi sorprende e quasi spaventa è che non incontro nessuno, ma proprio nessuno, tranne al tunnel. Adoro quel tunnel mi fà pensare alla morte. Si alla morte, molti credono che una volta morti si attraversi un tunnel con in fondo una luce; il tunnel in salita con quel forellino in cima, è emozionante e ancora di più attraversarlo, all'uscità ci sono degli operai che sistemano la strada, i primi esseri viventi che incontro, e poi il Gavia, oltre a me ci sono due Varadero, targati Germania, ma loro non ci sono nemmeno al bar, chissà dove sono ?. |
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Il Gavia non è così...famoso, conosciuto, come lo Stelvio ma ha una storia importante e legata purtroppo ad una terribile pagina della storia. Probabilmente il Gavia è più amato dai ciclisti che dai motociclisti, qui si sono svolte mitiche tatte del Giro. E' Agosto ma la neve è ancora lì. Superato il passo e il laghetto, ecco il rifugio Berni, con alle sue spalle il monumento in onore dei caduti della Grande Guerra. Finalmente vedo altri motocilcisti, i soliti tedeschi in sella alle BMW. La discesa, l'arrivo a S.Caterina Valfurva è solo un contorno, lo Stelvio è sempre più vicino e lo si può notare anche dal numero di motociclisti, aumentano sempre di più ogni minuto che passa. I primi tunnel e poi i primi tornanti, con la cascata sulla sinistra, farli uno a uno, prima destra, seconda, e chi può terza, scalata in prima sinistra, si supera la casa cantoniera, superati i tornanti potrebbe salirti un magone ma sai che ce ne sono ancora e quindi via, senza rimpianti. Gli ultimi tornanti, e poi eccolo. LO STELVIO !!, scusate ma non riesco a trovare le parole. Il silenzio è l'unica vera parola che può esprimere ciò che è lo STELVIO, e ciò che si prova. Dopo uno spuntino e le foto, non sono pronto a scendere ma devo farlo se veramente voglio fare il giro che ho in testa, così con le lacrime agli occhi scendo e mi dirigo verso Resia sapendo che probabilmente quest'anno è l'ultima volta che lo vedrò. La strada che porta al Lago e al Passo è una meraviglia, larga, senza avvallamenti, piatta come poche, le curve sono un piacere farle, vista l'ora però il caldo inizia a farsi sentire, e come !!, apro il giubbino ma non cambia granche, al lago o solo il tempo di una bevuta alcune foto le ultime del rullino, così niente foto di Livigno ma soprattutto della splendida val Mustair, pazienza sarà per la prossima volta, risalgo in sella e via, ecco Glorenza gira a desta, ed eccomi al confine. La val Mustair è veramente bella, come gran parte della Svizzera e girarla in moto è ancora meglio, ecco il ponte Gallo e Livigno e qui iniziano i primi indolenzimenti, ogni movimento del collo è come una pugnalata, e le braccia sembrano morte, così il viaggio di ritorno si dimostra più duro e difficile di quello che pensavo con quei tunnel lunghissimi in Valtellina. All' aprica mi fermo, non ce la faccio più, una birra gelata e una pisciata galattica mi sollevano, così posso ripartire ed arrivare a casa sano e salvo, stanco, ma chiudendo gli occhi............ |
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